Il Learning By Doing dello spazio pubblico
ZonaUno | News

Articolo di Domitilla Dardi con intervista a Tobia Repossi e Bruno Bocchi pubblicato su DIID in aprile 2010.
Il Learning by doing dello spazio pubblico
Padre: E’ proprio il fatto che gli animali sono capaci di prevedere e imparare che li rende le uniche cose veramente imprevedibili del mondo. E pensare che noi facciamo leggi come se le persone fossero del tutto regolari e prevedibili!
Figlia: O forse si fanno leggi proprio perché le persone non sono prevedibili e quelli che fanno le leggi vorrebbero che gli altri fossero prevedibili?
Padre: Sì, forse è così.
G. Bateson, Verso un’ecologia della mente
Probabilmente nessuno di noi si sognerebbe di uscire di casa oggi sfoggiando boccoli e crinoline, a meno che non vada a una festa mascherata. Eppure viviamo costantemente spazi urbani arredati secondo quello che appare più un costume in stile che la risposta all’esigenza di strutture per l’abitabilità contemporanea dello spazio pubblico. Con una constatazione molto simile nell’animo è avvenuto il felice incontro tra due industriali – uno specializzato nella produzione e l’altro nell’aspetto commerciale – e un progettista, che hanno deciso di provare a costruire una strada alternativa alle glorie del barone Haussmann e all’età dell’oro della cosa pubblica che, dalla prima trionfale esperienza ottocentesca, sembra essersi sclerotizzata su un citazionistico repertorio in stile.
E’ il 1997 e Bruno Bocchi e Gabriele Bisson, dopo una trentennale esperienza in Orsogril, decidono di tentare un’impresa nel settore dell’arredo pubblico coinvolgendo Tobia Repossi di ZonaUno™ e la sua innovativa visione dello spazio condiviso. Da subito risulta chiaro che nel mercato dell’arredo urbano esistono veri e propri colossi industriali di fronte ai quali o veniva fatta la scelta di diversificarsi ed essere completamente “diagonali”, oppure si sarebbe persa la sfida. La via progettata dalla futura azienda “modo” diviene non tanto quella di trovare maniere differenti di vendere le stesse tipologie merceologiche di sempre, quanto di partire da zero e progettare oggetti affatto diversi da quanto presente sul panorama del settore.
Repossi propone da subito a “modo” un catalogo di elementi che denunciano in maniera evidente la sua provenienza dal mondo dell’arte, dai musei esperienziali, dagli allestimenti effimeri e interattivi. I prodotti non vengono tanto stravolti nella definizione delle tipologie d’uso quanto nel diverso approccio richiesto o, meglio, discretamente suggerito all’utente stesso. Questi viene visto non più come passivo fruitore di una macchina funzionale, bensì come un attore partecipativo che interpreta e vive l’oggetto e lo spazio che questo va a servire. Non solo. Attraverso l’uso è possibile andare oltre l’assolvimento della pura funzione pratica o estetica ed entrare nella sfera della meraviglia, della scoperta e dell’apprendimento, nel celebre Learning by Doing. L’occasione per mettere in opera questa ipotesi si presenta presto nel progetto del “Parco della Scienza”, dove elementi di seduta e infrastrutture vengono da Repossi affiancati a macchine sonore, apparati strumentali che producono davvero una nuova musica nel tessuto urbano. L’aspetto del parco esperienziale ha di certo già una discreta applicazione nel mondo, basti pensare all’Exploratorium di Oppenheimer a San Francisco, padre delle tante altre versioni di museo scientifico presenti a Londra, Valencia, Madrid, ma anche su suolo italiano come nel museo Marconi di Bologna, per citarne uno di tanti. Ma nel progetto prodotto da modo il sistema unisce l’idea del parco a quella di arredo urbano senza soluzione di continuità. La funzione ludica, quella simbolica e didattica non sono secondarie a quelle pratiche di sosta, divisorio o arredo delle aree cittadine. La gerarchia tra le une e le altre risiede solo nel luogo comune, nella categoria mentale coatta con la quale siamo abituati a vivere la cosa pubblica. Al contrario il divertimento può lasciare spazio a nuove strade di fruizione. Il progetto per il “Parco dei divertimenti”, infatti, amplia nel catalogo dell’azienda proprio questo aspetto. Così come un anno fa in occasione del Salone del Mobile l’azienda ha partecipato al progetto speciale “Parco dei diritti dei bambini”, dove a sette designer è stata chiesta una soluzione autorale su questo aspetto del progetto urbano.
Tuttavia, c’è da considerare che “l’arredo urbano è rimasto infantile, poco progettato, aiutato in questo dal sistema legislativo con gare al ribasso. Le istituzioni comprano biciclette e fioriere senza però un progetto di sistema” spiega Repossi, che subito aggiunge come anche puntare nel catalogo sui portabibiclette può diventare un atto politico per incrementare un diverso modo di vivere la città, in maniera più sostenibile. Una maniera, tuttavia, che non può essere svicolata dal progetto generale della pista ciclabile che metterà a sistema l’oggetto.
Il designer e il produttore avveduti sono in fondo quelli che sanno giocare bene a scacchi: non vince la singola mossa brillante, ma la capacità di previsione di ricaduta del maggior numero di mosse nel futuro. Per questo i prodotti dell’azienda padovana aggiungono alla funzione pratica la lungimiranza di un’esigenza proiettata nel presente e nel futuro. “Quando progetto – spiega ancora Repossi – penso alla complessità delle funzioni della città e quindi una panchina non può più assolvere al solo compito della sosta e del riposo, ma deve diventare una seduta dove poter usare un computer portatile, per esempio. Quindi penso al mutare delle condizioni funzionali, alle nuove esigenze”. Che non necessariamente sono esigenze traducibili nel prodotto in senso tradizionale. Infatti una delle caratteristiche che rende l’azienda unica nel suo genere nel panorama italiano è soprattutto la capacità di rendersi partner di progettazione di attività più sperimentali e di ricerca.
D’altra parte “i principali interlocutori di modo – precisa Bruno Bocchi – sono gli architetti che ci chiamano per progettare i loro spazi esterni”. E’ quanto è avvenuto, ad esempio, con lo studio MA0 che per il suo progetto di piazza Risorgimento a Bari ha realizzato con modo Sitting Around una panchina girevole che interpreta lo spazio più che semplicemente arredarlo.
Sostanziale quindi, in questo come in molti altri casi del catalogo, l’attitudine alla progettazione della funzione pubblica che va di pari passo con quella dell’oggetto. Il prodotto non assolve semplicemente una o più funzioni, ma crea un rapporto con l’utente determinando la percezione di tutto lo spazio pubblico e prevedendo, in fondo, solo una parte delle funzioni ipotizzabili. Il fattore di libera interpretazione dell’oggetto è infatti l’elemento chiave per lasciare al cittadino la libertà di creare i modi della fruizione stessa. Questa libertà d’interazione, d’interpretazione, di vivibilità dell’oggetto fisico e dello spazio contestuale sono l’unica vera garanzia di gradimento e la migliore arma per proteggersi dal vandalismo che spesso accompagna la dinamica sociale condivisa. Il senso del perturbante, l’Unheimlich freudiano, sono stati da tempo indagati come disagio che nasce dalla mancanza di individualità, appartenenza, personalizzazione o interattività. La soluzione non è detto risieda nell’oggetto d’autore tout court, il quale, anzi, spesso ha un carattere iconico che può essere vissuto come un’altra forma di imposizione, un altro tentativo di progettarci la vita. Allora più interessante diventa guardare agli episodi di arredo urbano “spontaneo”, quelli di appropriazione creativa dello spazio comune esistente. Si tratta di qualcosa di molto antico, in realtà, basti pensare a Piazza del Campo a Siena dove da secoli il pendio inclinato evoca il naturale uso spontaneo del lastricato come seduta d’occasione. Oggi esistono gruppi progettuali che hanno fatto della cosiddetta “progettazione partecipata” un corollario dell’appropriazione spontanea dello spazio pubblico da sempre praticata, sino alle ipotesi più combattive di vera guerrilla urbana proposte, ad esempio, nella recente edizione del Fuori Salone milanese dal gruppo Esterni. Anche qui modo era presente non tanto con un prodotto, quanto con un’installazione, Into the Flowers, una rete sospesa su un giardino di piante in vaso che gettava una speranza nel grigio asfalto cittadino, tanto piaciuto da aver ricevuto richieste di riproduzione anche in ambito privato.
Oltre al dato folkloristico, questo genere di ricerche sperimentali permettono alla fine di veicolare in azienda una linfa vitale che è poi la stessa con la quale nascono progetti che indagano nuove forme di socializzazione, nuove posture e differenti modi di riposarsi e sostare. Ma soprattutto che contemplano l’azione imprevedibile e spontanea degli utenti finali. Repossi ha, per esempio, di recente collezionato una serie di surprogettazioni sul Phad, un dissuasore molto semplice, liberamente interpretato dai cittadini modificandone l’uso, addizionandolo di comunicazione, ironia, messaggi simbolici di diverso genere e tipo. Dove altri vedrebbero in questo un’appropriazione indebita dello statuto progettuale i protagonisti di questa vicenda aziendale rilevano giustamente l’indice di un successo. Probabilmente il massimo successo al quale un designer possa aspirare. Perché un oggetto che ispira un’interpretazione creativa e spontanea è esattamente il contrario di un atto di vandalismo.
Domitilla Dardi
aprile 2010
1 G. Bateson, Steps to an Ecology of Mind, 1972, trad. it. Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1976, pp. 66-67.
2 vedi JCDecaux e la politica di produzione di arredo come supporto alla vendita degli spazi pubblicitari.
3 A questa iniziativa, organizzata in collaborazione con Design Italia, Fondazione Catella e L’Abilità, hanno partecipato Citterio, Crasset, Irvine, Giovannoni, Pezzini, Raggi e Repossi.
4 Questo è accaduto, ad esempio, quando Bruno Bocchi si è subito reso disponibile a prototipare Urbano, scopa urbana pubblica progettata da Nicola Auciello-Studio NA3 per “Servizio al pubblico”, progetto di sperimentazione urbana curato da chi scrive insieme a Patrizia Di Costanzo, sostenuto da IED Roma e patrocinato dal I Municipio di Roma-Centro Storico (visionabile su Youtube e Ied Tv).
5 Sulla centralità del tema dello spazio pubblico per lo studio MA0 vedi A. Iacovoni, Game Zone, Edilstampa, Roma, 2006.
6 Per alcuni esempi di iconicità progettuale d’autore vedi A. Aymonino, V. P. Mosco, Spazi pubblici contemporanei. Architettura a volume zero, Skira, Milano, 2006, pp. 140-157.























